Progetto di ricerca nuove povertà e bisogni formativi

Il progetto di ricerca “Nuove povertà e bisogni formativi”, promosso dalla Fondazione Ernesto Pellegrini Onlus in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e curato da Marialisa Rizzo (marzo 2020), nasce con l’obiettivo di approfondire la comprensione delle nuove forme di impoverimento e delle loro dinamiche evolutive.

La ricerca ha inteso non solo chiarire cosa si intenda per “nuove povertà”, ma soprattutto individuare chi sia in grado di intercettare precocemente i percorsi di impoverimento, prima che le situazioni diventino gravemente compromesse. È emerso infatti come molte persone arrivino ai servizi quando la fragilità è già strutturata, rendendo più complesso il percorso di fuoriuscita dall’indigenza.

Uno dei nodi centrali dell’indagine è stato dunque il tema dell’“intercettazione precoce”: cogliere i segnali iniziali della vulnerabilità significa poter intervenire quando la perdita di legami sociali, familiari e territoriali non è ancora irreversibile. La permanenza prolungata in condizioni di povertà produce infatti una compromissione plurale: deterioramento delle relazioni, perdita di punti di riferimento, disorientamento rispetto al presente e al futuro. Tale condizione può generare un “adattamento per rinuncia”, in cui la precarietà, pur difficile, appare meno spaventosa del cambiamento.

La ricerca si è articolata in due fasi esplorative. Nella prima sono stati incontrati “testimoni privilegiati” del territorio milanese – operatori, studiosi e realtà impegnate sul tema – capaci di offrire uno sguardo progettuale e sistemico sul fenomeno. Nella seconda fase l’attenzione si è concentrata sul quartiere Giambellino-Lorenteggio, contesto in cui opera il Ristorante solidale Ruben, per realizzare un’osservazione territoriale più approfondita e rafforzare la scelta di “adozione territoriale” della Fondazione.

In questa fase sono state coinvolte “figure di mediazione” e “testimoni semplici”, persone che, attraverso la loro esperienza quotidiana, intercettano dal basso i primi segnali di difficoltà. Le loro “teorie ingenue”, nate dal vissuto diretto, si sono rivelate preziose per comprendere percezioni, dinamiche relazionali e modalità informali di sostegno.

Il progetto ha così offerto elementi significativi per orientare le azioni della Fondazione, rafforzando l’attenzione alla prevenzione, alla dimensione socio-pedagogica e alla costruzione di interventi capaci di accompagnare le persone verso una ripartenza possibile, prima che la fragilità diventi esclusione strutturale.