Orsi

Testimonianza: Giuseppe Orsi

Cara amica, caro amico di Ruben, vorrei raccontarti una piccola storia personale. Ho conosciuto Rita, mia moglie, 48 anni fa, in Belgio. Facevamo parte di un gruppo che dedicava il periodo delle vacanze pasquali ad assistere i minatori italiani ammalati di silicosi, i Ruben delle miniere potremmo dire, molto simili, per il disagio, a quelli dei campi. Oggi siamo sposati da 41 anni, abbiamo due figli e 4 nipoti, ma abbiamo mantenuto la mano tesa verso i meno fortunati, e sempre il desiderio di fare qualcosa di più. Dopo 40 anni di lavoro, lo scorso anno la pensione. Un’uscita piuttosto brusca, nel modo, anche se da tempo desiderata, proprio per dedicare al sociale non solo i ritagli ma il “tempo buono” della terza fase della mia vita, come mi ero impegnato a fare nel giorno di Pasqua del 1966, a 1000 msotto terra, 7 m all’interno di una “taglia” nella miniera di Tertre. Ed ecco, concomitante con la pensione, l’invito del fraterno amico Ernesto a “dargli una mano” nella Fondazione che con la sua famiglia ha appena costituito. Faccio fatica a non pensare a un Disegno in questa straordinaria coincidenza di eventi, che mi porta oggi a estendere lo stesso invito a te, se desideri, a tua volta, “dare una mano” a questo progetto. Conosci la storia di Ruben e il motivo che ha spinto la famiglia Pellegrini a proporre l’idea del Ristorante. Sta ora alla volontà di altri partire dalla generosità della famiglia Pellegrini e moltiplicarne gli effetti, creando attorno a questa iniziativa un’occasione di ripartenza per quanti sono stati  recentemente emarginati da una delle molte crisi che hanno assalito con particolare virulenza la società italiana: crisi economica, del lavoro, della famiglia, della coesione sociale. Noi volontari vogliamo affiancare i professionisti che opereranno nel Ristorante con una presenza che sappia essere di aiuto, sia per soddisfare un bisogno immediato, ma anche e soprattutto per ri-trovare la speranza di un nuovo inizio. Molti credono che per aiutare gli altri occorra essere capaci di una grande generosità, di un gesto quasi eroico. Invece, se ognuno di noi fa una rapida carrellata della propria vita, scopre che almeno una volta ha fatto qualcosa per gli altri: la disponibilità ad aiutare chi ha bisogno è una merce molto meno rara di quanto comunemente si pensi. Spesso siamo anche convinti di non essere capaci, di non essere preparati ad affrontare le difficoltà, la fragilità, i bisogni altrui. Ma sappiamo dall’esperienza che si incontrano persone prima ancora che fragilità o bisogni, e che nel rapportarci con le persone, se lo vogliamo, siamo in grado di individuare le momentanee o radicate sofferenze e necessità. Ce lo insegna la vita tutti i giorni. Questo è quello che chiediamo ai volontari della Fondazione, e quindi anche a te: essere presente nel Ristorante per incontrare i commensali, conoscerli, recepirne le difficoltà e aiutarli a superarle. Soprattutto vogliamo aiutare chi ha perso il lavoro, e con questo la fiducia, a ritrovare l’uno e l’altra. Il volontario del Ristorante Ruben è una persona in grado di capire i problemi dei commensali ed è disposto a percorrere con loro un tratto di strada, accompagnandoli, facilitando il loro cammino, sostenendo la loro fatica, considerando ogni loro progresso un po’ anche suo. Ricorda sempre che quel che sai fare è una ricchezza che può essere messa a disposizione di chi ne ha bisogno. Per questo, diventare un volontario di Ruben significa mettere a profitto le proprie abilità, le proprie conoscenze, aiutando gli altri non solo come atto di generosità, ma come investimento sul futuro della società e quindi di noi tutti. Io sono personalmente convinto che la mancanza di lavoro sia oggi la piaga più grossa che affligge la nostra società: e non è tanto una mancanza di lavoro in senso assoluto, quanto l’incapacità del sistema Italia ad organizzare il lavoro, anche quello saltuario, in modo efficace ed efficiente. Ma mentre attendiamo  la rimozione delle cause endemiche di questa criticità italiana,  al cui dibattito partecipiamo come cittadini, come volontari della Fondazione Ernesto Pellegrini onlus vogliamo avviare attività e progetti che se pur limitati per scopo e durata consentano alle persone che lo desiderano di ricostruire  da subito il senso di realizzazione e la dignità legati alla ritrovata capacità di provvedere a se stessi e alla propria famiglia. Se sei interessato a questo progetto, da costruire insieme, contattaci.

Giuseppe Orsi (Consigliere di Amministrzione e primo volontario della Fondazione Ernesto Pellegrini ONLUS)

Guarda il video nel quale il Presidente Ernesto Pellegrini ringrazia pubblicamente Giuseppe Orsi, primo volontario della Fondazione, per il prezioso e importante contributo di impegno quotidiano.

GRAZIE GIUSEPPE !! Da parte di tutti.