Testimonianza: Davide Locastro

Quando ero bambino i miei genitori misero in piedi, insieme ad altri, una cooperativa edilizia, per riuscire a realizzare il sogno di una casa a prezzi accessibili. Un ragazzo conosciuto in parrocchia, con una storia difficile alle spalle, divenne socio della cooperativa; non avrebbe, però, mai potuto pagare il mutuo e sopravvivere. Così, siccome dove mangiano in tre mangiano anche in quattro, ho avuto per sei anni un nuovo fratello, che mangiava con noi tutte le sere, il sabato e la domenica anche a pranzo.

Mi è venuto in mente questo, quando la famiglia Pellegrini mi ha coinvolto in questo progetto.

Ci sono tante persone che attraversano momenti di difficoltà; hanno la forza e la volontà per riuscire a riprendersi, ma spesso hanno bisogno di un aiuto, un gesto concreto che le sostenga e le aiuti a rialzarsi.

Diventato grande sono finito ad occuparmi di “sociale”. Aiuto le persone e le organizzazioni a realizzare e gestire progetti e servizi rivolti a persone in difficoltà. Faccio questo lavoro perché ho la presunzione di contribuire a migliorare piccoli pezzetti di mondo. Qualche volta ci riesco. Anche grazie a tutte quelle persone che scelgono, ognuno con le proprie motivazioni e risorse personali, di assumere su di sé parte di quella responsabilità collettiva che è l’aiuto ai più deboli.

La Fondazione Ernesto Pellegrini la sento anche un po’ mia, non solo perché vi ho contribuito, ma perché credo che il segno che può lasciare non rimarrà soltanto nelle vite di chi sapremo aiutare, ma nelle vite di noi tutti e dei nostri figli.

Da scout dicevo ai miei lupetti che bisogna lasciare un posto meglio di come lo si è trovato. Se devo pensare all’obiettivo più alto per la Fondazione, penserei proprio a questo.

Io non ho mai conosciuto Ruben. Ma ho un figlio. Anche lui si chiama Ruben.

Voglio pensare che la Fondazione, il Ristorante, siano anche per lui. Forse non ne avrà mai bisogno, ma, anche se non lo sa, questo è uno dei regali più belli che gli potessi fare.

Davide Locastro